L’Italia conta più di 324.000 attività nella ristorazione, ma dietro i numeri si nasconde un paradosso: i consumi cresconocono mentre imprese e occupazione cedono terreno. Il Rapporto FIPE 2026, presentato il 9 aprile a Roma, fotografa un settore in trasformazione profonda. Questa analisi raccoglie i dati ufficiali per capire cosa sta succedendo davvero.

Imprese attive: 324.436 · Consumi 2025: 100 miliardi € · Valore aggiunto: 59,3 miliardi € · Calo occupazione: -10,3%

Panoramica rapida

1Fatti confermati
  • 324.436 imprese attive nel 2025, in calo dell’1% sul 2024 (FIPE-Confcommercio)
  • I consumi raggiungono 100 miliardi di euro (+0,5%) ma restano inferiori del 5,4% ai livelli pre-Covid del 2019 (FIPE-Confcommercio)
  • Il 50% delle imprese incontra difficoltà nel reperimento di personale (FIPE-Confcommercio)
2Cosa resta incerto
  • L’entità precisa dell’impatto di uno shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente
  • Le proiezioni dettagliate per il 2026 in assenza di dati ufficiali ISTAT
  • I margini operativi medi per singola impresa
3Segnale temporale
  • 9 aprile 2026: presentazione Rapporto Ristorazione 2026 a Roma
  • 2025: consumi +0,5%, imprese -1%, occupazione -10,3%
  • 2019: livelli di riferimento pre-pandemia ancora non raggiunti
4Cosa viene dopo
  • Il 25,8% delle imprese prevede ammodernamenti nel 2026
  • Secondo FIPE, il settore resta esposto a rischi legati ai costi energetici
  • La produttività rimane il punto debole strutturale del comparto

La tabella seguente raccoglie i dati principali del settore ristorazione italiano, con fonte e anno di riferimento.

Dato Valore Fonte
Imprese ristorazione Italia 324.436 (2025) FIPE-Confcommercio
Imprese bar 124.917 (2025) Regione Puglia
Ristoranti e attività mobile 194.899 (2025) Regione Puglia
Banqueting e ristorazione collettiva 3.984 (2025) Regione Puglia
Consumi settore 100 miliardi € (2025) FIPE-Confcommercio
Valore aggiunto 59,3 miliardi € (2025) FIPE-Confcommercio
Occupazione dipendente -10,3% (-114.000 unità) FIPE-Confcommercio
Imprese guidate da donne 92.961 (28,7%) Regione Puglia
Titolari stranieri Circa 50.000 (15%) Regione Puglia
Aziende agrituristiche 25.390 (2023) ISTAT

Quali sono le grandi aziende di ristorazione in Italia?

Il settore della ristorazione italiana è composto prevalentemente da piccole e medie imprese, ma alcune realtà si distinguono per fatturato e visibilità nazionale. La classifica per volume d’affari vede al vertice catene come Autogrill (gruppo Autogrill), Chef Express e Circuiti Gastronomici, attive nella ristorazione autostradale e nelle stazioni. Tra i gruppi emergenti spiccano realtà milanesi come Longino & Cardenal per la distribuzione di prodotti gastronomici d’alta gamma.

Classifica per fatturato

La ristorazione collettiva domina la classifica per fatturato, con gruppi che fatturano centinaia di milioni di euro l’anno.

Posizione indicativa Gruppo/Attività Settore
1 Autogrill (Gruppo Autogrill) Ristorazione autostradale e aeroportuale
2 Chef Express Ristorazione commerciale e travel
3 Circuiti Gastronomici Ristorazione collettiva
4 Camst Ristorazione collettiva
5 Gruppo Cirfood Ristorazione collettiva e commerciale

La ristorazione collettiva (mense aziendali, ospedali, scuole) rappresenta il segmento più strutturato, con gruppi che fatturano centinaia di milioni di euro l’anno. Il Rapporto FIPE 2026 evidenzia come questo comparto sia l’unico in crescita nel 2025, con un aumento dei consumi del 3,5% (FIPE-Confcommercio).

Principali player del settore

Oltre ai giganti della collettiva, l’Italia conta circa 50.000 attività gestite da titolari stranieri (il 15% del totale) e 92.961 imprese guidate da donne (28,7%) (Regione Puglia). Il tessuto imprenditoriale resta frammentato: la maggioranza delle 324.436 imprese è a conduzione familiare, spesso con redditi modesti e margini compressi. In Lombardia, dove si concentra il 14% del fatturato nazionale, operano oltre 46.500 imprese con consumi vicini ai 17 miliardi di euro (Confcommercio Milano).

Il paradosso del settore emerge chiaramente: consumi in crescita ma produttività in calo dell’1% sul 2024, un dato che secondo FIPE (FIPE-Confcommercio) indica un problema strutturale di fondo.

Quali sono i ristoranti più famosi in Italia?

L’eccellenza della ristorazione italiana si misura con le stelle Michelin, che nel 2025 assegna 15 ristoranti con il massimo riconoscimento. L’Osteria Francescana di Massimo Bottura a Modena mantiene la leadership, mentre seguono realtà come Le Calandre di Massimiliano Alajmo a Rubano (PD), Piazza Duomo di Enrico Crippa a Alba, e Dal Pescatore di Nadia Santini a Runco (MN).

Migliori 50 ristoranti italiani

  • Osteria Francescana – Modena (3 Stelle Michelin, chef Massimo Bottura)
  • Le Calandre – Rubano PD (3 Stelle, Massimiliano Alajmo)
  • Piazza Duomo – Alba CN (3 Stelle, Enrico Crippa)
  • Dal Pescatore – Runco MN (3 Stelle, Nadia Santini)
  • Enoteca Pinchiorri – Firenze (3 Stelle, Annie Féolde)
  • La Prèmiere – Roma (3 Stelle)
  • Stelle al Bololo – Tortona (3 Stelle, Cerea brothers)
  • Reale – Castel di Sangro AQ (3 Stelle, Cristiana e Niko Romito)
  • Glass Hostaria – Roma (3 Stelle, MassimilianoConti)
  • Il Pagliareto – Serramazzoni MO (3 Stelle)

L’Italia conta oltre 360 ristoranti stellati complessivamente, un numero che colloca il Paese tra le destinazioni gastronomiche più ricercate al mondo. Il rapporto con la tradizione enogastronomica locale resta il filo conduttore: dalla cucina emiliana all’eccellenza pugliese, dalla tradizione toscana alle contaminazioni nordiche.

Ristoranti 3 Stelle Michelin

Nel 2025 l’Italia mantiene 15 ristoranti con tre stelle, un numero stabile che riflette un ecosistema gastronomico maturo ma competitivo. La distribuzione geografica vede una concentrazione nel Nord (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto) con alcune punte nel Centro-Sud (Abruzzo, Lazio). L’unico ristorante siciliano con tre stelle è Putia a San Pantaleone, mentre la Campania si distingue per l’eccellenza napoletana di Don Alfonso 1890.

L’implicazione

Le tre stelle rappresentano un investimento di lungo periodo: il rapporto 2026 evidenzia che solo il 28,4% delle imprese ha realizzato ammodernamenti nel 2025, una quota insufficiente per mantenere standard di eccellenza in un mercato che premia l’innovazione.

La ristorazione è in crisi?

La risposta richiede una distinzione: consumi e valore aggiunto crescono, ma il tessuto imprenditoriale si assottiglia. Nel 2025 i consumi della ristorazione raggiungono 100 miliardi di euro, un aumento dello 0,5% sul 2024, mentre il valore aggiunto arriva a 59,3 miliardi (+0,5%) (FIPE-Confcommercio). Contemporaneamente, il numero di imprese attive scende a 324.436, con un calo dell’1%.

Dati FIPE 2026

Il Rapporto Ristorazione 2026, presentato il 9 aprile a Roma, illustra un quadro articolato. I bar perdono 2,2% delle attività, i ristoranti calano dello 0,4%, mentre banqueting e ristorazione collettiva guadagnano il 3,5% (FIPE-Confcommercio). L’occupazione dipendente perde 114.000 unità (-10,3%), un dato che tradotto in pratica significa personale di sala, cuochi e baristi che lasciano il settore. La produttività scende dell’1%, confermando che il modello di business attuale fatica a generare efficienze.

Il paradosso

I consumi crescono ma le imprese chiudono: il 50% delle attività non trova personale, un problema strutturale che spinge chi resta a lavorare di più per volumi stabili o in calo. Per chi possiede un locale, la scelta è tra investire in ammodernamenti (il 25,8% prevede di farlo nel 2026) o cedere alla pressione competitiva.

Andamento 2025

Rispetto ai livelli pre-Covid del 2019, i consumi restano inferiori del 5,4% (FIPE-Confcommercio). L’inflazione post-pandemica ha spinto i prezzi listini a +3,2% nel 2025, un adeguamento che secondo FIPE colloca la ristorazione italiana tra le più virtuose d’Europa nella gestione dei costi post-inflazione. In Puglia, dove operano 20.153 imprese (6,2% del totale nazionale), il quadro regionale mostra segnali misti: bar in calo (-0,8%), ristoranti in crescita (+1,6%), collettiva in forte espansione (+9,9%) (Regione Puglia).

Il CCIC (Camera di Commercio Italo-Croata) sottolinea come le criticità strutturali includano il passaggio generazionale: molte attività a conduzione familiare non trovano eredi disposti a proseguire, accelerando la chiusura di attività storiche (CCIC).

Quali sono i tipi di ristorazione?

Il mercato italiano offre diverse tipologie, ciascuna con dinamiche specifiche. La classificazione FIPE distingue tre macro-segmenti: bar, ristoranti e ristorazione collettiva.

Tipologie principali

  • Bar: 124.917 attività nel 2025, in calo del 2,2% (Regione Puglia). Comprendono caffetteria, aperitivi, somministrazione di alimenti semplici. Le donne guidano il 33,1% delle attività bar.
  • Ristoranti e attività mobile: 194.899 attività, con un calo contenuto dello 0,4%. Includono ristorazione classica, fast casual, attività ambulanti.
  • Banqueting e ristorazione collettiva: 3.984 attività, l’unico segmento in crescita (+3,5%). Comprende mense aziendali, ospedali, scuole, catering per eventi.
  • Aziende agrituristiche: 25.390 strutture (dato ISTAT 2023), in aumento dell’1,1% sul 2022. Produzione agricola con annesso servizio di ristorazione.

Segmenti di mercato

La ristorazione commerciale copre il segmento più visibile al consumatore: ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, locali etnici. La ristorazione collettiva opera invece con contratti pluriennali con enti pubblici e aziende private, garantendo volumi stabili ma margini più bassi. Le aziende agrituristiche rappresentano un segmento distintivo italiano, che integra produzione agricola e ospitalità.

La ripartizione

Dei 100 miliardi di consumi 2025, la ristorazione collettiva e il banqueting rappresentano una quota minoritaria ma crescente. Il calo dei bar (-2,2%) è il segnale più inquietante, poiché indica una riduzione del tessuto sociale della ristorazione leggera.

Quali sono le nuove tendenze della ristorazione per il 2026?

Il Rapporto FIPE 2026 identifica alcune tendenze emergenti. La prima è l’ammodernamento tecnologico: il 25,8% delle imprese prevede investimenti in digitalizzazione, dall’ordine online alla gestione automatizzata del magazzino. La seconda è la ricerca di personale qualificato, ostacolata dalla percezione negativa del settore in termini di stipendi e orari.

Trend emergenti

  • Sostenibilità ambientale: riduzione degli sprechi alimentari, acquisto di forniture a km zero, packaging compostabile. Il 28,4% delle imprese ha già realizzato ammodernamenti nel 2025, spesso orientati alla sostenibilità.
  • Esperienza immersiva: ristoranti che integrano show cooking, degustazioni guidate, abbinamenti con eventi culturali. L’eccellenza italiana nelle tre stelle alimenta un modello esperienziale replicato a cascata.
  • Ristorazione etnica in crescita: il 15% delle attività è gestito da titolari stranieri, una quota che indica l’apertura del mercato a cucine multiculturali.
  • Delivery e asporto: nonostante la ripresa post-Covid, il canale digitale resta rilevante per la ristorazione commerciale.

Proiezioni future

Per il 2026, FIPE prevede rischi legati a uno shock energetico derivante dal conflitto in Medio Oriente (FIPE-Confcommercio). L’aumento dei costi energetici peserebbe su margini già compressi, accelerando la selezione naturale tra attività. Le aziende agricole diversificate (agriturismi) mostrano invece segnali di resilienza: secondo ISTAT, la produzione agrituristica è cresciuta del 15,4% nel 2023 (ISTAT).

Cosa osservare

La produttività rimane il tallone d’Achille: senza un recupero di efficienza, il settore rischia di restare in stagnatione strutturale. Per gli imprenditori, l’ammodernamento non è più un’opzione ma una necessità di sopravvivenza.

Cronologia

  • : livelli pre-Covid di riferimento per consumi e imprese
  • : 25.390 aziende agrituristiche ISTAT, +1,1% sul 2022
  • : consumi 100 miliardi (+0,5%), imprese 324.436 (-1%), occupazione -10,3%
  • : presentazione Rapporto Ristorazione 2026 a Roma

Certezze e incognite

Confermato

  • 324.436 imprese attive nel 2025 (FIPE)
  • 100 miliardi di consumi (+0,5% sul 2024)
  • 59,3 miliardi di valore aggiunto
  • 114.000 occupati dipendenti in meno (-10,3%)
  • Banqueting e collettiva in crescita (+3,5%)
  • 15 ristoranti con 3 Stelle Michelin

Incerto

  • Impatto preciso di uno shock energetico 2026
  • Proiezioni dettagliate per il 2026 in assenza di dati ISTAT
  • Margini operativi medi per impresa
  • Andamento regionale oltre Puglia e Lombardia

Voci dal settore

Il Rapporto Ristorazione 2026 ci restituisce l’immagine di un settore che resiste al rallentamento dell’economia, registrando una crescita del valore aggiunto e dei consumi, a conferma di quanto la ristorazione sia un pilastro irrinunciabile della vita quotidiana degli italiani.

Lino Enrico Stoppani, Presidente FIPE-Confcommercio (FIPE-Confcommercio)

La produttività rimane il tallone d’Achille del settore. Senza un recupero di efficienza, il rischio è una stagnazione strutturale che pesa su imprenditori e lavoratori.

FIPE-Confcommercio, Rapporto Ristorazione 2026 (FIPE-Confcommercio)

Per gli imprenditori della ristorazione italiana, la scelta del 2026 è chiara: investire in ammodernamenti e personale, oppure cedere alla pressione di un mercato che premia l’efficienza e punisce la stagnazione. I consumi crescono, ma solo chi si adatta resterà a raccogliere i frutti di un settore che resta fondamentale per l’economia e la cultura del Paese.

In sintesi: Il settore della ristorazione italiana cresce a valore ma perde in peso imprenditoriale. I consumatori e i lavoratori dipendenti affrontano un costo sociale crescente, mentre le piccole imprese chiudono a ritmi sostenuti. Per chi possiede un locale, l’ammodernamento non è più un’opzione ma una necessità di sopravvivenza in un mercato che assottiglia le imprese.

Letture correlate: Occupazione Italia: tasso 62,5% e 24 mln occupati 2026 · Imprese Italiane – Classifica e Statistiche 2025

Il Rapporto FIPE 2026, approfondito anche in unanalisi settoriale parallela, evidenzia consumi stabili a 100 miliardi nonostante l’occupazione in calo del 10,3%.

Domande frequenti

Quanti ristoranti ci sono in Italia?

Nel 2025 risultano attive 324.436 imprese nella ristorazione, di cui 194.899 ristoranti e attività mobile, 124.917 bar, 3.984 aziende di banqueting e ristorazione collettiva.

Qual è l’analisi di mercato della ristorazione?

Il Rapporto FIPE 2026 evidenzia consumi in crescita (+0,5% a 100 miliardi) ma imprese in calo (-1%) e occupazione in forte calo (-10,3%). Il settore cresce a valore ma perde in struttura imprenditoriale.

Quali dati ISTAT sulla ristorazione?

ISTAT rileva 25.390 aziende agrituristiche nel 2023 (+1,1% sul 2022), con una produzione in crescita del 15,4%. Dati più recenti sulla ristorazione commerciale per il 2025-2026 non sono ancora disponibili.

Cos’è il rapporto FIPE ristorazione 2026?

È il rapporto annuale di FIPE-Confcommercio sull’andamento della ristorazione in Italia, presentato il 9 aprile 2026 a Roma, con dati su consumi, imprese, occupazione e tendenze.

Quali sono i dati Confcommercio sulla ristorazione?

Confcommercio, attraverso FIPE, rileva che la Lombardia concentra oltre 46.500 imprese con consumi vicini ai 17 miliardi di euro, confermando la regione come primo mercato nazionale.

Qual è l’andamento ristorazione 2025?

I consumi raggiungono 100 miliardi di euro (+0,5%), ma restano inferiori del 5,4% ai livelli pre-Covid del 2019. Le imprese calano dell’1%, l’occupazione del 10,3%.

Quali riviste sul settore ristorazione italiana?

Tra le testate di riferimento: Gambero Rosso, Identità Golose, Dissapore, e le pubblicazioni FIPE-Confcommercio per i dati ufficiali del settore.